Gli scout in preghiera per la pace in Ucraina

“Non è giusto. Non è giusto che tanti giovani come me muoiano, che tante madri perdano i figli e che tanti figli perdano i padri”. Conclude così la sua commossa testimonianza Carolina, giovane scolta del gruppo Scout d’Europa Fse di Perugia, di origine ucraina, nel corso di una veglia di preghiera, venerdì 11 marzo, nella chiesa del quartiere di Madonna Alta a Perugia, organizzata dalle associazioni scout Agesci Zona Etruria, Scout d’Europa Fse, Cngei e Masci per chiedere la pace nel cuore d’Europa.

Carolina è nata in Italia da genitori ucraini che le hanno insegnato l’amore per la sua patria d’origine. “Non è giusto” ribadisce in chiusura del suo intervento che ha commesso i tanti scout, e non, presenti. “La mia vita è cambiata il 24 febbraio – inizia a raccontare -. Vedendo quanto stava accadendo in Ucraina mi sono sentita impotente. Chiudendo gli occhi, la sera, vedo solo le immagini del mio paese distrutto. I miei parenti sono ancora lì, si nascondono, hanno paura, e io sento la necessità di fare tutto quanto mi è possibile per aiutare. Sono assuefatta all’idea di dover fare qualcosa, non posso fermarmi. Quanti dovranno soffrire prima che il popolo ucraino possa definirsi libero? Slava Ukraïni!”.

“Tu sei mio fratello, tu sei mia sorella. Il sogno di Dio è la fratellanza internazionale – commenta così le letture del giorno don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia – Città della Pieve rivolgendosi ai giovani nel corso della veglia. “Non dobbiamo mai chiudere la relazione con chi ci sta accanto perché così si toglie la pace. C’è chi in questo momento sta dando il sangue e noi dobbiamo stare in comunione con i nostri fratelli e sorelle ucraini. ‘Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono’, ci esorta il vangelo di oggi. Chiama chi ti sta vicino ‘fratello o sorella’. Esci da questa veglia desideroso di amare, chiedi un cuore nuovo, un cuore che ti faccia riconoscere come cristiano”. Parlando dei profughi ucraini in fuga dalla guerra, molti già arrivati anche in Umbria, il direttore della Caritas ha sottolineato “questi fratelli devono poterti incontrare e riconoscere che sei disposto a spezzare la tua vita per loro, che sei disposto a donare il sangue. Scommetti su di me ci dice Gesù”. Esortando tutti a prendersi cura di chi soffre, don Marco Briziarelli ha dato alcuni numeri dell’azione della Caritas nell’ultimo anno: nel 2021 i centri di ascolto diocesani hanno effettuato 71 mila interventi tra aiuti, ascolti e accoglienza. Sono 1.700 le famiglie che si appoggiano agli Empori della Solidarietà; 28 mila gli euro elargiti come aiuti tra bollette e affitti. Tra tutti i servizi della Caritas di Perugia sono 5 mila le famiglie seguite. “Dove siamo noi rispetto a questi numeri?” chiede il direttore ai giovani presenti, sottolineando in particolare i numeri dell’emergenza ucraina in Umbria. “Sono circa 800 gli ucraini arrivati nella nostra regione, dato fornito dalla prefettura, ma si stima che gli arrivi siano molti di più e molti altri ne arriveranno. Facciamoci prossimi, andiamo verso i poveri, diamo prima che la povertà chieda – conclude don Marco -. dobbiamo amare prima che vi venga chiesto di farlo. Dobbiamo essere sale, essere luce e risplendere della luce di Cristo che ci rende liberi di amare. Accogliere, quando? Sempre. Donare, quanto? Tutto”.

Un appello accorato a salvare il suo popolo da un ‘massacro’, è quello lanciato da don Vasyl Hushuvatyy, cappellano della comunità cattolica ucraina di rito bizantino di Perugia, nel corso della serata. Ringraziando per la vicinanza dimostrata dal mondo scout perugino, che si è messo subito a disposizione per aiutare a caricare i tir di aiuti diretti in Ucraina, don Vasyl ha esortato tutti a impegnarsi a chiedere la pace. “In questa 16esima giornata di guerra la coscienza di noi cristiani ci deve portare a dire ‘mai più la guerra’”. Parlando della città di Mariupol, fondata dalla comunità greca come città di Maria, ora assediata dai russi, don Vasyl ha sottolineato come “si è trasformata in un cimitero. Nei giorni scorsi è stato bombardato un ospedale ostetrico, tanti i bambini rimasti uccisi. Dobbiamo dire a tutto il mondo ‘No’, no alle uccisioni di massa in ucraina. È dal tempo del nazismo, da quello di Stalin, che l’Ucraina non vedeva sepolture di massa. Quanti corpi nelle fosse comuni, senza neanche una preghiera, un funerale. A Mariupol, i 450 mila abitanti sono ‘chiusi’ da cinque giorni: nessuno può entrare e nessuno può uscire dalla città. Tantissime persone stanno morendo di fame, di freddo, sotto le bombe. Dobbiamo ricordarci di loro – esorta don Vasyl -, parliamo di loro al mondo. Chiediamo di aprire corridoi umanitari, di dare la possibilità a bambini, donne e anziani di uscire dalla città ma anche la possibilità di mandare aiuti a chi resta. Salvate il cielo sopra l’Ucraina”, chiede il sacerdote rivolgendo poi un appello all’accoglienza dei profughi in fuga: “Alla città di Perugia, ai perugini, chiedo di non far caso alla lingua, alla chiesa che frequentano, alle abitudini che hanno. Vi chiedo solo di aprire i cuori, accogliere nel nome di Dio. Non abbandonate questi fratelli. È una catastrofe umanitaria che possiamo fermare, fermare insieme. Fate conoscere la verità sul genocidio del popolo ucraino – conclude don Vasyl -. Dobbiamo pregare per i morti sepolti senza neanche un funerale. Vogliamo dire insieme ‘fermate la follia della guerra’”.

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